Buchetta del vino medievale murata nel muro di un palazzo cinquecentesco in Via dello Sprone, Oltrarno, con cornice in pietra serena

L'Oltrarno di Firenze: curiosita storiche poco note

Camminare nell’Oltrarno guardando solo avanti vuol dire perdere quasi tutto. Il quartiere ha una stratificazione fisica che inizia al livello del selciato e sale fino ai cornicioni: ogni strato porta tracce di decisioni prese tra il Duecento e l’Ottocento, e molte di queste tracce sono ancora leggibili se si sa dove guardare.

Non è necessario essere storici o architetti. Basta sapere cosa cercare: alcune categorie di dettagli, buchette del vino, tabernacoli votivi, stemmi araldici, mensole medievali, si ripetono in tutto il quartiere con una frequenza che permette di fare confronti, identificare variazioni, costruire una lettura autonoma del tessuto urbano.


Le buchette del vino: distribuzione capillare dal XVII secolo

Le buchette del vino sono aperture rettangolari nelle facciate dei palazzi nobiliari, alte circa 30 cm e larghe 20-25 cm, con sportellino in ferro o legno. Servivano alla vendita diretta del vino dalle cantine del palazzo verso la strada: il compratore bussava con un piccolo martello di ferro (alcune buchette lo conservano ancora), lo sportellino si apriva, passava il fiasco vuoto o il denaro, e riceveva il fiasco pieno.

Il sistema era in uso dall’inizio del XVII secolo, quando Cosimo II de’ Medici consentì la vendita diretta di vino dai palazzi privati per aggirare le imposte sulla distribuzione attraverso le osterie. Le famiglie nobili fiorentine erano produttrici di vino nelle loro tenute del Chianti e della Val di Pesa, e la vendita diretta era economicamente vantaggiosa. Nell’Oltrarno le buchette si trovano in via dello Sprone (la più nota, al numero 11), via Maggio, via dei Serragli, via Romana, via de’ Bardi. Un censimento condotto dall’associazione culturale “Buchette del Vino” ha identificato oltre 150 buchette ancora conservate a Firenze, di cui una cinquantina nell’Oltrarno.

Alcune buchette sono state riattivate simbolicamente durante la pandemia del 2020: alcune caffetterie e cantine del quartiere le hanno usate per servire caffè e vino con distanziamento fisico. Oggi alcune rimangono operative come punto vendita diretto, tra cui la caffetteria di Babae in Via Santo Spirito 21r.


I tabernacoli di strada: illuminazione e devozione

I tabernacoli stradali sono edicole votive murate nelle facciate degli edifici, spesso a un’altezza di 2-4 metri, contenenti immagini sacre (affreschi, terracotte dipinte, oli su tavola) protette da una teca in vetro o da un arco in pietra. Nell’Oltrarno ce ne sono circa 80 censiti.

La loro funzione originale era doppia: devozionale, come punto di preghiera per chi non poteva raggiungere la chiesa; e pratica, come fonte di illuminazione notturna. Davanti al tabernacolo ardeva una lampada a olio (poi una candela), mantenuta dai residenti del palazzo. I vicoli medievali non avevano illuminazione pubblica: i tabernacoli erano i pochi punti di luce nelle strade dopo il tramonto.

Molti tabernacoli risalgono al XV-XVI secolo. Alcuni conservano affreschi originali ancora leggibili: il tabernacolo di Via Toscanella ha una Madonna in terracotta invetriata, probabilmente della bottega della Robbia; quello all’angolo tra Via dei Serragli e Via Santa Monaca ha un affresco con la Pietà datato intorno al 1530. Diversi tabernacoli hanno ancora la candela accesa, curata dai residenti del palazzo: è un’abitudine che sopravvive in una decina di edifici del quartiere.


Gli stemmi araldici: chi abitava dove

Gli stemmi scolpiti sull’arco dei portoni o sulle mensole delle facciate erano sistemi di identificazione della proprietà. Prima dei numeri civici, introdotti a Firenze dall’amministrazione napoleonica nel 1808, l’indirizzo di un palazzo era il nome della famiglia, e lo stemma era la firma visiva della famiglia sul territorio urbano.

Nell’Oltrarno si riconoscono facilmente alcuni stemmi ricorrenti. Le palle dei Medici (sei palle in campo variabile) le conosci già; ma nell’Oltrarno sono meno frequenti che nel centro perché le proprietà medicee erano concentrate altrove. I Guicciardini usano una banda d’oro su campo rosso, a volte con pappagallo; si trovano in via Guicciardini e nelle traverse. I Capponi hanno due chiavi in croce di sant’Andrea su campo rosso; si trovano in via de’ Bardi e via Capponi. I Corsini usano bande diagonali alternate in blu e argento; il loro palazzo principale è in via del Parione, ma i loro stemmi compaiono in diversi punti del quartiere.

Quando una facciata porta stemmi di famiglie diverse in posizioni diverse, uno sull’arco del portone, un altro sul cornicione di un piano superiore, il palazzo ha cambiato proprietari. La lettura della sequenza degli stemmi può ricostruire la storia delle vendite e delle eredità. Un esercizio concreto: in via Maggio, contare quanti stemmi distinti si trovano in 200 metri. La risposta è in genere tra sei e dieci famiglie diverse.


Le mensole medievali e le variazioni di facciata

Le mensole in pietra che sporgono dai muri sotto i cornicioni dei palazzi medievali non sono decorazioni: sono supporti strutturali originali per le travi orizzontali che reggevano i solai aggettanti dei piani superiori. Nel XIII e XIV secolo, molte abitazioni fiorentine avevano piani superiori in legno che sporgevano sulla strada di 60-80 cm, aumentando lo spazio interno senza occupare suolo. Quando le strutture in legno furono sostituite da costruzioni in muratura nel XV e XVI secolo, le mensole rimasero incorporate nel muro.

Le variazioni di colore nell’intonaco delle facciate sono un’altra fonte di informazione. Ogni riparazione o modifica lascia una zona di intonaco con tonalità leggermente diversa dall’originale: questi rettangoli di colore leggermente diverso disegnano la storia degli interventi sull’edificio. Le finestre tamponate (murate e poi reintonacate) si vedono come rettangoli più chiari o più scuri nella facciata. Le discontinuità nelle cornici marcapiano indicano aggiunte di piani successivi alla costruzione originale.

Le date scolpite sopra i portoni registrano quasi sempre il completamento dei lavori, non la fondazione. Un portone del 1548 è stato costruito (o completamente ricostruito) nel 1548. Le strutture più antiche possono essere sopravvissute nei muri, invisibili dall’esterno. La datazione corretta degli edifici richiede ricerca archivistica, che la Soprintendenza fiorentina ha condotto su molti palazzi del quartiere.


Come impostare una passeggiata di lettura urbana

Il metodo più efficace è camminare guardando alternativamente in basso (selciato, soglie, grate), a media altezza (portoni, finestre del piano terra, tabernacoli) e in alto (cornicioni, stemmi, variazioni di colore). Ognuno di questi livelli racconta storie diverse.

Per le buchette: portare con sé la mappa pubblicata dall’associazione “Buchette del Vino” (scaricabile gratuitamente dal loro sito), che georeferenzia tutte le buchette di Firenze. Consente un percorso strutturato invece di una caccia casuale. Per gli stemmi araldici: un tascabile di araldica fiorentina (disponibile alla libreria Pitti in Via dei Guicciardini 2r, circa 12 euro) permette di identificare le famiglie. Per i tabernacoli: non serve strumentazione, ma vale la pena portare un binocolo compatto per leggere i dettagli delle immagini a 3-4 metri di altezza.

Un suggerimento pratico: dedicare un’ora al mattino, prima che le strade si riempiano, a un tratto di 200-300 metri. La concentrazione di dettagli in un tratto breve è sufficiente a riempire un’ora. In una settimana si coprono i tratti principali del quartiere.


Dove soggiornare

L’Oltrarno non si legge in un giorno. La stratificazione storica del quartiere richiede tempo, ritorno sulle stesse strade in ore diverse, disponibilità a fermarsi davanti a un portone per due minuti. Questo tipo di esplorazione è praticamente impossibile se si alloggia fuori dal quartiere e si ha solo una mezza giornata. De’ Medici è nel cuore dell’Oltrarno, e ogni mattina il quartiere è a disposizione per un’ora di lettura urbana prima di qualsiasi altro programma.