Alabastro di Volterra: guida all'artigianato millenario
L’alabastro del sottosuolo volterrano
L’alabastro è una varietà di gesso cristallino (solfato di calcio idrato, CaSO₄·2H₂O) a grana fine, semitrasparente e lavorabile con attrezzi relativamente semplici. Quello estratto nel territorio di Volterra è particolarmente pregiato per due caratteristiche: la grana molto fine, che permette una levigatura quasi specolare, e la venatura interna, che varia da bianco puro a giallo miele, da grigio azzurro a rosato, a seconda dello strato geologico di provenienza.
I giacimenti sono concentrati nelle colline intorno alla città, in particolare nelle zone di Castellina Marittima, Montecatini Val di Cecina e Pomarance. L’estrazione avviene con metodi meccanici moderni, ma i blocchi vengono ancora selezionati a mano dagli artigiani prima di essere lavorati: ogni blocco ha venature diverse, e la scelta del blocco giusto per un dato oggetto è la prima decisione tecnica della lavorazione.
La profondità degli strati varia da pochi metri a oltre cinquanta. L’alabastro estratto vicino alla superficie è spesso meno compatto e più poroso; quello proveniente da strati profondi è più denso e più traslucente. I prezzi al blocco grezzo riflettono questa differenza: un blocco di alabastro di alta qualità adatto a sculture di pregio può costare tra €50 e €200 al chilo prima della lavorazione.
Duemilaquattrocento anni di continuità artigianale
La lavorazione dell’alabastro a Volterra è documentata dal VI secolo a.C. attraverso le urne cinerarie etrusche conservate al Museo Guarnacci. Le urne sono piccoli sarcofagi rettangolari in alabastro, con coperchio raffigurante il defunto disteso e bassorilievi mitologici sui fronti. La tecnica etrusca era interamente manuale: scalpello, abrasivi naturali (pomice, sabbia di quarzo), e lucidatura finale con cere animali.
Nel periodo romano la produzione continuò ma è meno documentata. Nel medioevo, l’alabastro di Volterra fu usato principalmente per oggetti liturgici, reliquiari, lampade votive, formelle decorative, e per finestre delle chiese, dove la semitrasparenza della pietra permetteva il passaggio di luce senza vetro. Diverse chiese romaniche toscane hanno ancora finestre in alabastro sottile.
Il grande salto produttivo avvenne nel XVII-XVIII secolo con la scoperta di nuovi giacimenti e l’apertura di mercati europei. Nel XVIII secolo Volterra esportava lampade, vasi e sculture in alabastro in Francia, Inghilterra e Germania. Nel XIX secolo la produzione era industriale per i volumi (diverse migliaia di pezzi all’anno) ma ancora artigianale per le tecniche di finitura.
Il Novecento portò la meccanizzazione parziale con l’introduzione di torni elettrici e frese. Contemporaneamente, la crisi delle esportazioni negli anni Settanta-Ottanta ridusse il numero di artigiani da oltre duecento a meno di cinquanta. Dal 2000 in poi c’è stato un recupero graduale, con nuove generazioni che reinterpretano il materiale in chiave contemporanea, producendo oggetti di design oltre che di tradizione.
Le botteghe attive nel 2026
Cooperativa Artieri Alabastro, Piazza dei Priori 5: non è un singolo laboratorio ma la vetrina collettiva di una ventina di artigiani associati. I prezzi sono trasparenti e ogni pezzo riporta il nome dell’artigiano che lo ha realizzato. È il punto di partenza più utile per capire la gamma di produzione esistente, dagli oggetti miniaturistici da €10 alle sculture di grande formato da diverse centinaia di euro.
Alabastreria di Umberto Bulleri, Via dei Marchesi 3: Bulleri lavora l’alabastro da oltre quarant’anni. Il laboratorio è al piano terra, con il tornio visibile dalla strada. Non fa sconti sulle visite ma risponde volentieri a domande tecniche. I suoi vasi grandi (25-30 cm) costano tra €80 e €150.
Bottega d’Arte Bessi, Via di Sotto 7: specializzata in lampade. Il carattere dell’alabastro come materiale per illuminazione si capisce solo vedendo una lampada accesa: la pietra diventa arancio-ambra, con le venature che emergono come mappe geografiche. Le lampade vanno da €45 (modelli piccoli con lampada LED inclusa) a €300-400 per i pezzi di grandi dimensioni.
Paolucci Alabastri, Via Porta all’Arco 44: bottega storica specializzata in oggetti classici, colonne, basi per vasi, ciotole, e in restauro di pezzi antichi. Accetta commissioni per pezzi personalizzati.
Come si lavora l’alabastro: processo tecnico
La lavorazione di un vaso in alabastro a mano inizia dalla selezione del blocco grezzo in base alla forma desiderata e alle venature. Un artigiano esperto legge le venature come un falegname legge la fibra del legno: alcune direzioni si lavorano più facilmente, alcune venature possono nascondere inclusioni o crepe interne invisibili all’esterno.
La sgrossatura è la prima fase: scalpelli d’acciaio rimuovono il materiale in eccesso, portando il blocco alla forma approssimativa dell’oggetto finale. Questa fase genera molta polvere di alabastro (gesso in polvere) che si deposita ovunque e va respirata con mascherina FFP2. Gli artigiani professionisti usano aspiratori industriali.
La tornitura è riservata agli oggetti simmetrici (vasi, ciotole, colonne): il blocco sgrossato viene montato su un tornio e lavorato con utensili per dargli la forma cilindrica precisa. La velocità del tornio è bassa rispetto al legno: l’alabastro è fragile e può rompersi se la pressione degli utensili non è calibrata.
La levigatura è la fase finale e la più lunga in proporzione. Si usano carte abrasive di grana crescente: da grana 80 (rimozione delle irregolarità) a grana 220, 400, 600, fino a 1000 o 1200. Ogni passaggio rimuove i segni del precedente. La lucidatura finale può essere a cera (più opaca, effetto antico) o a lucidatura meccanica (più brillante, più traslucente).
Un vaso di 20 cm richiede tra 4 e 8 ore di lavoro per un artigiano esperto, a seconda della complessità della forma e della qualità di finitura richiesta.
Cosa comprare e a che prezzi nel 2026
La distinzione fondamentale è tra produzione industriale, semiartigianale e artigianale pura. La produzione industriale usa macchine CNC che replicano lo stesso oggetto con precisione millimetrica. I pezzi sono uniformemente bianchi o con venature regolari “meccaniche”. I prezzi partono da €5-8 per oggetti piccoli e arrivano a €25-30 per pezzi medi. Non sono falsi, ma non hanno il valore della lavorazione manuale.
La produzione semiartigianale usa macchine per le fasi di sgrossatura e tornitura, con finitura a mano. I prezzi partono da €20-30 per oggetti piccoli, €60-120 per pezzi medi.
La produzione artigianale pura, interamente a mano, parte da €50-80 per oggetti piccoli (ciotole di 10-12 cm, lampade tascabili) e non ha un limite superiore per le sculture. Come riconoscerla: le venature sono irregolari e uniche, nessun pezzo è identico a un altro. La base ha spesso il nome dell’artigiano inciso o su un’etichetta in carta. Il peso è leggermente superiore a quello dei pezzi meccanizzati perché la rimozione di materiale è meno aggressiva.
Gli oggetti più pratici da trasportare in aereo sono le ciotole (10-15 cm, peso sotto 200 g) e le sculture piccole. Le lampade richiedono adattatori elettrici se comprate con il portalampada italiano.
Dove soggiornare
Volterra dista circa 80 km da Firenze: 1 ora e 20 minuti in auto percorrendo la A1 fino a Certaldo e poi la SR429 e SR68. È una gita di giornata comoda con partenza mattutina. De’ Medici nell’Oltrarno è il punto di partenza da cui organizzare la gita, con possibilità di tornare a Firenze entro sera.